Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Caro Presidente,


negli ultimi anni l’Italia si è scoperta troppe volte retroguardia per

quanto concerne il ruolo dei giovani e l’attenzione che una società

stanca non riesce più a prestare alle nuove generazioni, a quella che

dovrebbe essere la sua linfa vitale e che è vissuta invece sempre più

come un problema.

Molti tra noi giovani se ne sono già andati, molti lo stanno

programmando, quanti sceglieranno o avranno l’opportunità di restare?

Il nostro presente si sta rivelando sempre più difficile non solo per

le condizioni materiali nelle quali siamo costretti, ma anche e

soprattutto perché sta venendo a mancare, passo dopo passo, il senso

di collettività e i valori sui quali esso si fonda.

La comunità nella quale viviamo, proprio oggi che si festeggiano i

suoi 150 anni, non solo non sta riuscendo a costruire un futuro

dignitoso per i propri giovani, ma è anche incapace ad educare i

cittadini di domani a riconoscere e partecipare quella stessa

comunità.

Crediamo che, affinché questi valori continuino a vivere e ad essere

quel fondamento ineludibile della nostra res publica, sia necessaria

la continua promozione di percorsi di formazione alla democrazia e

alla partecipazione. E crediamo che il primo valore a dover essere

difeso e diffuso sia il seme dal quale è germogliata la nostra stessa

democrazia: l’antifascismo, che è l’atteggiamento materiale,

intellettuale e politico da cui scaturiscono tutti i principi fondanti

della nostra Costituzione e del nostro essere comunità.

Perché questa comunità possa continuare a fondarsi, di generazione in

generazione, sull’antifascismo e sui valori che esso ha difeso e

generato, crediamo che siano imprescindibili la conoscenza, la

comprensione e la memoria collettiva di quello che è stato il nostro

comune passato.

Noi, giovani che ancora sperano di poter dare il nostro apporto alla

crescita di questa comunità, crediamo fortemente che il nostro futuro

possa essere costruito da questi giovani, e per questa ragione abbiamo

provato a scommettere sul loro presente, a farci in prima persona

promotori di percorsi che li formassero alla partecipazione e alla

democrazia.

Indignati dalla presa che l’anti-politica ha oggi sulle nuove

generazioni, crediamo che proprio a partire dalla riflessione su

quanto accaduto nella nostra Europa prima e durante la seconda guerra

mondiale si possa diventare cittadini consapevoli – così è capitato a

noi stessi – e, a partire dall’affermazione della libertà che la

nostra Costituzione garantisce, vogliamo restare cittadini consapevoli

nel nostro presente riconoscendo gli errori del nostro passato, e

soprattutto vogliamo essere cittadini vigili che guardano al futuro.

Con il Treno della Memoria – patrocinato dalla Presidenza della

Repubblica – nel corso degli ultimi sette anni abbiamo portato circa

13.000 ragazzi provenienti da diverse regioni italiane a visitare i

campi di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, proponendo

loro un percorso formativo lungo sei mesi e fondato sulla conoscenza

storica e sulla riflessione intorno alla responsabilità individuale.

Un percorso collettivo che accompagna i ragazzi dall’autunno al 25

aprile, e oltre.

Grazie ai finanziamenti pubblici e – non dimentichiamolo – alla

passione delle centinaia di volontari, il Treno della Memoria è un

progetto che riesce ad andare in profondità essendo al contempo

accessibile a chiunque, a prescindere dalle condizioni – materiali e

culturali – di partenza. É, nel suo piccolo, quello che noi, giovani

cresciuti in epoca di precarietà, crediamo debba essere la cultura ai

tempi della crisi: l’investimento in quelle risorse che domani

potranno costruire un futuro migliore.

La Regione Piemonte proprio in tempi di crisi ha invece deciso di

smettere di investire in questo senso: il Treno della Memoria è stato

eliminato dalle offerte formative proposte ai giovani del territorio.

Noi vogliamo ancora poter credere in una Regione che abbia il coraggio

di investire risorse pubbliche per salvaguardare non delle semplici

politiche giovanili, ma un progetto culturale e collettivo sorto

dall’iniziativa di un gruppo di giovani appassionati, e che può

restituire al suo territorio coesione sociale e consapevolezza.


Vogliamo oggi, a Cuneo – città medaglia d’oro della Resistenza –

chiederLe di accettare questo lenzuolo sul quale può vedere le

impronte di alcuni dei 3.500 ragazzi che lo scorso anno abbiamo

accompagnato ad Auschwitz-Birkenau.

La nostra speranza è che queste impronte non inizino a sbiadire e che,

al contrario, la politica riesca a rispondere alla ragazza piemontese

– oramai ventenne – che amareggiata ha dichiarato recentemente: “per

me è stata un’esperienza stupenda che porterò per sempre nel cuore. Mi

spiace davvero che altri ragazzi non potranno viverla”. Vogliamo che

il nostro passato ci serva oggi da esempio per continuare a difendere

quello in cui crediamo, per non rassegnarci a un futuro che sembra già

scritto.

Vogliamo ancora sperare, e per questo ci rivolgiamo a Lei, che il

nostro Paese abbia ancora voglia di credere in sé stesso, e che abbia

voglia di farlo anche con noi e con migliaia di ragazzi del Treno

della Memoria.


Con l’affetto di una generazione,
i ragazzi del Treno della Memoria